Riprendere gli studi da adulti
Quando un sogno torna a chiedere spazio
Ci sono sogni che non scompaiono.
Non fanno rumore. Non insistono. Non chiedono attenzione ogni giorno.
Semplicemente, rimangono lì.
A volte vengono messi da parte perché arriva un lavoro. Poi una casa. Un matrimonio. Dei figli. Le responsabilità aumentano, le giornate si riempiono e quel desiderio che sembrava così importante a vent’anni finisce in fondo a un cassetto.
“Prima o poi lo farò.”
Poi passano dieci anni.
Poi quindici.
Poi venti.
E quel “prima o poi” continua a vivere da qualche parte.
Per molte donne, quel sogno è tornare a studiare e conseguire una laurea.
Non necessariamente per cambiare lavoro. Non necessariamente per guadagnare di più. Non necessariamente perché quella laurea servirà a qualcosa di concreto.
A volte la si desidera semplicemente perché quella ragazza che tanti anni prima aveva iniziato a studiare aveva ancora qualcosa da dire.
Perché una donna dovrebbe tornare a studiare dopo tanti anni?
La domanda, forse, andrebbe posta al contrario:
Perché non dovrebbe farlo?
Abbiamo imparato a considerare lo studio come qualcosa che appartiene a una determinata fase della vita.
Prima la scuola.
Poi l’università.
Poi il lavoro.
E una volta entrati nella vita adulta sembra quasi che il tempo dedicato alla formazione debba necessariamente avere uno scopo pratico e immediato.
Ma non è sempre così.
Studiare può significare anche conoscere, crescere, recuperare una parte di sé, dimostrare a se stessi di essere ancora capaci di imparare qualcosa di nuovo.
E per una donna che ha trascorso anni occupandosi del lavoro, della casa, dei figli e della famiglia, scegliere di tornare sui libri può avere un significato ancora più profondo.
Può essere il momento in cui, finalmente, una domanda diventa legittima:
” E se questa volta scegliessi qualcosa per me?”
La storia delle donne e il diritto allo studio
Oggi può sembrare normale per una ragazza iscriversi all’università.
Ma non è sempre stato così.
In Italia l’accesso delle donne all’università fu formalmente riconosciuto attraverso i regolamenti Bonghi e Coppino del 1875 e del 1876. Prima di allora la possibilità per una donna di accedere agli studi superiori era fortemente limitata e dipendeva anche dalle singole istituzioni.
E anche quando le porte iniziarono ad aprirsi, il percorso era tutt’altro che semplice.
Nel 1877 Ernestina Paper conseguì a Firenze la laurea in medicina, diventando una delle figure pioniere dell’accesso femminile all’università italiana.
Qualche anno dopo, Lidia Poët si laureò in giurisprudenza nel 1881 e divenne la prima donna iscritta all’Ordine degli Avvocati nel 1883. La sua iscrizione fu però successivamente revocata e venne riammessa ufficialmente soltanto nel 1920.
E ancora prima, nel Settecento, c’era stata Cristina Roccati, che nel 1751 si laureò in filosofia all’Università di Bologna, in un’epoca in cui l’accesso femminile agli studi superiori era tutt’altro che normale.
Queste donne non studiavano semplicemente.
Stavano aprendo una porta che prima di loro era stata quasi sempre chiusa.
E forse è proprio per questo che oggi dovremmo guardare allo studio femminile anche con un’altra prospettiva.
Ogni volta che una donna decide di tornare a studiare, non sta necessariamente cercando di recuperare qualcosa che ha perso.
A volte sta semplicemente continuando una storia iniziata molto prima di lei.
Il tempo che una donna dedica agli altri
C’è poi un aspetto di cui si parla meno.
La vita adulta non distribuisce il tempo allo stesso modo.
Molte donne si trovano a costruire la propria vita professionale contemporaneamente a responsabilità familiari, cura dei figli, gestione della casa e assistenza ai familiari.
Non significa che tutte le donne vivano la stessa esperienza, naturalmente.
Ma significa che per molte di loro il tempo dedicato a se stesse è il primo a essere sacrificato quando qualcosa non torna.
Una riunione può essere rimandata? Anche si.
La cena no.
Un esame può aspettare? Si.
Il bambino ha bisogno ora della mamma.
Un corso può essere seguito l’anno prossimo.
Il lavoro, invece, deve essere fatto oggi.
E così un desiderio personale viene continuamente spostato più avanti.
Fino a quando, un giorno, ci si accorge che quel sogno non è passato. Siamo semplicemente diventate adulte mentre lo aspettavamo e rincorrevamo i mille impegni improrogabili.
Non è mai troppo tardi per tornare studenti
Non servono necessariamente esempi lontani per capire che l’età non rappresenta una scadenza.
Nel 2026, la leggenda del tennis Billie Jean King ha conseguito a 82 anni la laurea in storia alla California State University, Los Angeles, oltre sessant’anni dopo aver iniziato il percorso e averlo interrotto per dedicarsi alla carriera sportiva.
E prima di lei c’era stata Nola Ochs, che nel 2007 conseguì una laurea a 95 anni, dopo aver cresciuto quattro figli. Tre anni più tardi ottenne anche un master, a 98 anni.
Sono storie straordinarie proprio perché sembrano quasi impossibili.
Ma forse la lezione più importante non è:
"Guarda, puoi laurearti anche a 95 anni.”
È un’altra:
Non esiste un momento della vita in cui il desiderio di imparare smette di avere valore.
Tre donne, tre storie, una stessa idea: non smettere mai di imparare
Ci sono donne che hanno dimostrato, in modi diversi, che lo studio non è soltanto una tappa della giovinezza.
È un modo di stare nel mondo.
Rita Levi-Montalcini: quando la conoscenza diventa una scelta di vita
Rita Levi-Montalcini nel 1986, l’anno del Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina. Foto: Kurt Hagblom, Universitetsbiblioteket, Lund University.
Rita Levi-Montalcini non ebbe una strada semplice verso l’università.
A vent’anni dovette chiedere al padre il permesso di intraprendere una carriera professionale: in famiglia si riteneva infatti che, per una donna, una professione non fosse necessariamente compatibile con il ruolo di moglie e madre. Per prepararsi agli studi universitari recuperò in soli otto mesi anni di latino, greco e matematica che non aveva potuto affrontare nella formazione precedente. Nel 1930 entrò alla Facoltà di Medicina di Torino e nel 1936 si laureò con il massimo dei voti.
La sua storia, però, non si fermò con quella laurea.
Le leggi razziali del 1938 la allontanarono dall’università e dalla possibilità di proseguire normalmente la propria attività accademica. Eppure Levi-Montalcini continuò a studiare e fare ricerca anche in condizioni difficilissime, arrivando perfino ad allestire un piccolo laboratorio nella propria casa. Dopo la guerra proseguì le sue ricerche e nel 1986 ricevette, insieme a Stanley Cohen, il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina per la scoperta dei fattori di crescita.
La sua non è dunque la storia di una donna che è semplicemente “tornata a studiare”.
È qualcosa di più profondo.
È la storia di una persona che non ha mai smesso di considerarsi una studentessa, anche quando era diventata una scienziata affermata.
Margherita Hack: la curiosità che cambia direzione
Margherita Hack al Festival della Scienza, 2011. Foto: Cirone-Musi, Festival della Scienza. Licenza CC BY-SA 2.0.
Anche la storia di Margherita Hack racconta qualcosa di interessante.
Prima di arrivare all’astronomia, Hack si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze, ma abbandonò quasi subito quel percorso per passare a Fisica. Fu durante il terzo anno di università, nel 1942-43, che un corso di astronomia tenuto da Giorgio Abetti accese il suo interesse per le stelle.
Da quella curiosità nacque una carriera straordinaria.
Nel 1945 si laureò in Fisica con una tesi sulle Cefeidi e continuò poi la propria formazione e attività scientifica tra ricerca, insegnamento e osservazione astronomica.
La sua storia ci ricorda che anche il percorso di formazione non deve necessariamente essere lineare.
Si può cambiare idea.
Si può scoprire una passione più avanti.
Si può accorgersi che ciò che credevamo ci interessasse non è più ciò che vogliamo fare.
E soprattutto si può continuare a fare domande.
Forse è proprio questa una delle caratteristiche più preziose di chi torna a studiare da adulto: non studia più soltanto perché deve, ma perché ha sete di sapere.
Isabella Rossellini: il sogno lasciato in sospeso che torna a bussare
Isabella Rossellini. Foto: Albert Domasin, 2007. Licenza CC BY 2.0.
La storia di Isabella Rossellini è probabilmente quella che più assomiglia al messaggio che vogliamo raccontare.
Rossellini aveva già costruito una lunga e prestigiosa carriera come attrice e modella quando decise di tornare sui libri.
Da giovane aveva lasciato l’università; molti anni dopo, quasi quarant’anni dopo quell’interruzione, completò un percorso universitario alla New York University in Art and Environmental Studies. Successivamente si iscrisse alla Hunter College di New York per studiare Animal Behavior and Conservation. Nel 2019 conseguì il Master of Arts.
E c’è un particolare della sua storia che trovo straordinariamente significativo.
Rossellini non tornò a studiare perché aveva bisogno di una nuova carriera.
In un’intervista ha raccontato che, arrivata ai cinquant’anni, con i figli ormai adulti e più tempo a disposizione, ebbe l’occasione di avvicinarsi nuovamente a una materia che l’aveva sempre affascinata: il comportamento degli animali. Quando scoprì che Hunter College aveva appena aperto un master proprio in quel campo, decise di iscriversi.
Non cercava un nuovo lavoro. Cercava una risposta alla propria curiosità.
E quella scelta finì comunque per produrre qualcosa di nuovo: i suoi studi sul comportamento animale confluirono anche in progetti artistici e divulgativi, tra cui Link Link Circus, il lavoro presentato come tesi del suo master.
È una storia che dice qualcosa di importante a chi pensa:
“Ormai è troppo tardi”.
Forse non è troppo tardi.
Forse è semplicemente il primo momento della tua vita in cui puoi scegliere di studiare qualcosa perché lo vuoi davvero.
Storie diverse, stessa domanda
Tutte le donne citate in queste righe hanno avuto percorsi completamente diversi.
Eppure nelle loro storie c’è un elemento comune: la curiosità non ha seguito il calendario della vita.
Per qualcuna lo studio è diventato una missione.
Per altre è stato un percorso fatto anche di cambiamenti e scoperte.
Per altre ancora è stato un desiderio rimasto in sospeso che, molti anni dopo, ha trovato finalmente lo spazio per tornare a vivere.
Ed è forse proprio questo il messaggio più importante per chi oggi sta pensando di riprendere gli studi:
non esiste un’età giusta per tornare ad avere una domanda a cui vuoi trovare risposta.
E a volte una laurea non serve a diventare qualcun altro.
Serve a diventare, finalmente, anche la persona che avevi messo da parte.